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10 Gennaio 2018

Induzione indebita: il vantaggio che si prospetta deve essere provato

 

La Corte di Appello di Milano, con la sentenza 4979/2017, ha fornito importanti indicazioni in merito alla fattispecie di induzione indebita a dare o promettere utilità ex articolo 319-quater del Codice penale.

La pronuncia si inserisce nel contesto di un procedimento che ha avuto ampia eco mediatica ed in cui l’accusa ha sostenuto che una figura politica di alto livello, tramite il capo della propria segreteria, avesse fatto pressioni affinché il Direttore Generale di una società a partecipazione pubblica aggregasse ad una trasferta politica in Giappone una sua ex collaboratrice, accollandosene le ingenti spese.

Il viaggio in questione non sarebbe poi avvenuto, ma la Procura aveva comunque contestato al Direttore Generale il reato di induzione indebita: imputazione estesa anche alla società, ai sensi dell’articolo 25 del D.Lgs. 231/2001.

All’esito del giudizio abbreviato, richiesto dal solo Direttore Generale, il GUP aveva quindi condannato quest’ultimo a quattro mesi di reclusione (quale concorrente nel reato), mentre aveva escluso la responsabilità amministrativa dell’ente, poiché egli avrebbe agito nell’interesse proprio o di terzi, senza perseguire un qualche interesse per la società.

La Corte d’Appello ha invece ribaltato la pronuncia di primo grado, escludendo la configurabilità di un abuso induttivo nella condotta del pubblico ufficiale e del capo della sua segreteria, nonché un vantaggio indebito per il Direttore Generale, che è stato assolto perché il fatto non sussiste.

I giudici – rifacendosi ai principi enucleati dalla sentenza "Maldera” delle Sezioni Unite della Cassazione (12228/2014) – hanno infatti escluso l’effettiva presenza degli elementi costitutivi dell’induzione indebita, argomentando che «non basta certo a dimostrare la sussistenza di una condotta induttiva ex art. 319-quater c.p. un comportamento dell’extraneus accondiscendente anche nei confronti di un’alta carica dello Stato, se l’assunto che egli abbia fatto ciò per guadagnarsi la benevolenza dell’intraneus, foriera potenzialmente di futuri favori, resta un argomento assertivo, di mero sospetto, che non trova alcun riscontro probatorio dei dati processuali acquisiti».

Il procedimento a carico della figura politica e del capo della sua segreteria è ancora pendente al Tribunale di Milano, che procederà con rito ordinario.


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