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13 Marzo 2018

Transparency International: Guida alle migliori pratiche legislative sul whistleblowing

 

Transparency International ha diffuso pochi giorni fa la prima Guida di supporto alle legislazioni nazionali in materia di whistleblowing, indicando le best practice adottate e una serie di principi basilari che non dovrebbero essere disattesi: in primo luogo, un’efficace protezione degli informatori, elemento fondamentale per il corretto funzionamento del sistema.

Quello della tutela del segnalante, d’altra parte, è un concetto ormai ratificato in tutti i trattati internazionali: Convenzione delle Nazioni Unite contro la corruzione (articoli 8, 13 e 33); Convenzioni del Consiglio d'Europa in materia civile e penale sulla corruzione (rispettivamente articoli 9 e 22); Convenzione Inter-americana contro la corruzione (articolo III, paragrafo 8); Convenzione dell'Unione africana sulla prevenzione e la lotta alla corruzione (articolo 5, paragrafo 6); Convenzione araba contro la corruzione (articolo 10, paragrafo 6).

Trattati a cui le varie legislazioni nazionali si sono conformate, pur con le inevitabili differenze legate agli aspetti giuridici (sostanziali e procedurali) propri di ogni sistema.

Nonostante ciò, «ad oggi – spiega la Guida – nessuna legge sul whistleblowing è pienamente allineata con i 30 principi di Transparency International. Di fatto, tutte le leggi nazionali esistenti sulla protezione degli informatori hanno ancora lacune». Anche se, comunque, «molte leggi sul whistleblowing contengono disposizioni che, se considerate indipendentemente, sono in linea con alcuni principi e forniscono esempi utili su come applicare i principi di Transparency International nella legislazione».

Per quanto riguarda il caso italiano, la disciplina sul whistleblowing, pur molto recente, disattende una serie di punti importanti dell’istituto, sottoponendosi a numerose critiche. Il riferimento va ad esempio a un sistema perimetrato (in ambito privato) alle società con Modello "231”, per i soli reati presupposto della responsabilità amministrativa degli enti, e utilizzabile esclusivamente da "apicali e sottoposti”.

Non è stato poi introdotto alcun sistema premiante (principio n. 23), né individuata un’autorità istituzionale di riferimento, com’è l’A.N.AC. per il mondo pubblico (principio n. 28).


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