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5 Aprile 2018

Reati procedibili a querela: novità in ambito “231”

 

Nella riunione del 21 marzo scorso, il Consiglio dei Ministri ha approvato un Decreto Legislativo che – in attuazione della "riforma Orlando” (Legge 103/2017) – modifica il regime di procedibilità per alcuni reati.

Il provvedimento amplia infatti l’iniziativa a querela di parte, estendendola a quei reati contro la persona e contro il patrimonio caratterizzati da modesto valore offensivo o marcatamente privato.

Si tratta di un intervento normativo volto a migliorare l'efficienza del sistema penale ed a favorire l’impiego di strumenti di conciliazione per le fattispecie di minore gravità (ad esempio l’estinzione per condotte riparatorie, applicabile ai reati procedibili a querela).

Tra le fattispecie interessate ve ne sono due comprese nel catalogo dei delitti presupposto ex D.Lgs. 231/2001: la truffa di cui all’articolo 640 c.p. e la frode informatica di cui all’articolo 640-ter c.p., che assumono rilevanza "231” qualora commessi in danno dello Stato o di altro ente pubblico.

In relazione a tali reati (per i quali era già prevista la procedibilità a querela nelle ipotesi-base) si è proceduto a ridurre il novero delle circostanze aggravanti a cui si collega l’effetto della procedibilità d’ufficio.

Per quanto concerne la frode informatica, tale regime scatterà solo al ricorrere delle circostanze di cui all’articolo 61, comma 1, n. 5 e 7, del Codice Penale: ossia l’aver approfittato di circostanze di persona, anche in riferimento all’età, tali da ostacolare la pubblica o privata difesa, oppure l’avere cagionato un danno patrimoniale di rilevante gravità.

Nell’ipotesi di truffa, invece, si procederà d’ufficio soltanto al ricorrere dell’aggravante del danno patrimoniale di rilevante gravità.

Gli altri delitti interessati dalle modifiche del nuovo provvedimento, non richiamati tuttavia nel D.Lgs. 231/2001, sono quelli previsti dagli articoli 612, 615, 617-ter, 617-sexies, 619, 620, 638, 646 del Codice Penale.


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