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12 Aprile 2018

Insider trading, il prodotto del reato coincide con il valore complessivo del titolo

 

In caso di abuso di informazioni privilegiate, se il trasgressore utilizza strumenti finanziari per realizzare l'illecito, «il prodotto della condotta si identifica proprio con lo strumento stesso che, per effetto della violazione, ha mutato artificialmente il proprio valore, divenendo appunto non già solo un profitto, ma proprio il prodotto dell’illecito commesso».

Di conseguenza – precisa la Corte di Cassazione nella recente sentenza 8590/2018 – la confisca obbligatoria, ex articolo 187-sexies del T.U.F., non può limitarsi al plusvalore finale ottenuto con l’operazione illecita.

I giudici di legittimità sono stati chiamati a pronunciarsi dopo che la Corte d’Appello di Torino aveva disposto nei confronti dell’amministratore di una S.p.A. la condanna alla sanzione amministrativa per insider trading e la confisca dei titoli sequestrati.

Nel corso del giudizio di merito, era stato infatti accertato che tale amministratore – venuto a conoscenza di informazioni relative ad un imminente ordine di acquisto di azioni, in virtù della propria attività lavorativa e delle funzioni svolte presso l’intermediario incaricato dell’acquisto stesso – aveva provveduto a comprare personalmente tali titoli, realizzando così un notevole profitto.

All’esito del giudizio, la Corte d’Appello aveva disposto la confisca delle azioni per un controvalore equivalente non solo al profitto conseguito, ma anche al valore originario di acquisto: circostanza, quest'ultima, che è stata quindi oggetto del ricorso in Cassazione.

La Suprema Corte, tuttavia, ha rigettato tale ricorso, ricordando innanzitutto l’obbligatorietà della confisca ai sensi dell’articolo 187-sexies del T.U.F. (D.Lgs. 58/98) e precisando che «allorquando lo strumento finanziario, che certamente in origine il trasgressore acquista con il proprio patrimonio, viene utilizzato come oggetto della condotta illecita, esso si trasforma nel profitto stesso dell’illecito, senza che sia più possibile distinguere il suo valore legittimo iniziale da quello artificioso finale per effetto dell’illecita negoziazione».

Si ricorda che l’articolo 187-quinquies T.U.F. stabilisce la responsabilità dell’ente nell’ipotesi in cui l’abuso di informazioni privilegiate sia commesso dai soggetti indicati all’articolo 5 del D.Lgs. 231/2001 (apicali o sottoposti), nell’interesse o vantaggio dell’ente stesso. Una circostanza che risulta estranea al caso in esame, proprio in considerazione dell’esclusivo interesse personale conseguito dall’amministratore.



 


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