Iscriviti
 
13 Aprile 2018

L’appalto di servizi non è «genuino» se manca il rischio d’impresa

 

 

Il Consiglio di Stato, con la sentenza 1571/2018 del 12 marzo, ha annullato un bando riguardante l’affidamento di attività di supporto agli uffici della stazione appaltante, poiché erroneamente qualificato come appalto di servizi e non come somministrazione di personale: attività quest’ultima riservata ex lege alle Agenzie per il lavoro iscritte presso il Ministero.

 

Il tema della distinzione tra tali tipologie contrattuali, da sempre molto dibattuto, è ora di grande attualità in virtù della previsione del caporalato tra i reati presupposto "231”.

I giudici amministrativi, richiamando diversi precedenti giurisprudenziali, hanno affermato che un appalto non "genuino” può essere rilevato in base ad alcuni «indici sintomatici»: la richiesta da parte del committente di un certo numero di ore di lavoro; l’inserimento stabile del personale dell’appaltatore nel ciclo produttivo del committente; l’identità dell’attività svolta dal personale dell’appaltatore rispetto a quella svolta dai dipendenti del committente; la proprietà in capo al committente delle attrezzature necessarie ai lavori; l’organizzazione dell’attività dei dipendenti da parte del committente stesso.

Nel caso di specie, l’analisi approfondita delle disposizioni del capitolato del bando ha consentito di ravvisare come la prestazione richiesta fosse stata genericamente quantificata in un monte ore di lavoro e non in un servizio autonomo finalizzato alla produzione di un risultato. L'appaltatore non aveva neppure messo a disposizione i mezzi e le attrezzature: il personale, infatti, avrebbe dovuto utilizzare quelli del committente (computer, cancelleria, fotocopiatrici eccetera), lavorando presso la sua sede.

Il Consiglio di Stato ha inoltre considerato ininfluenti le generiche clausole del capitolato secondo cui «i servizi verranno svolti con esclusiva organizzazione, responsabilità e rischio della ditta aggiudicataria», a fronte dell’assenza di elementi concreti in grado di confermare l’autonomia imprenditoriale dell’appaltatore.

Del tutto assente, infine, il rischio di impresa: l’aggiudicatario non si è fatto carico dei costi per l’acquisto e l’organizzazione dei mezzi e non è stato dimostrato alcun apporto di capitale, di know-how e di beni immateriali.

Per tutti questi motivi il Collegio ha annullato il bando di gara impugnato, con una sentenza che si aggiunge ad altri recenti provvedimenti sul tema.


Questo sito utilizza la tecnologia 'cookies' per favorire la consultazione dei contenuti e l'erogazione dei servizi proposti dall'Associazione AODV231.
Per prestare il consenso all'uso dei cookies su questo sito cliccare il bottone "OK".
Ti invitiamo a leggere la nostra policy.


Info Esci OK