Iscriviti
 
16 Aprile 2018

Patteggiamento degli enti: istanza valutata solo in relazione ai reati “231”

 

Con la sentenza 14736/2018 depositata il 30 marzo, la Corte di Cassazione è intervenuta sul tema dell’applicazione della sanzione su richiesta dell’ente, chiarendone presupposti e limiti.

L’articolo 63 del D.Lgs. 231/2001, come noto, prevede che «l’applicazione della sanzione su richiesta è ammessa se il giudizio nei confronti dell’imputato è definito ovvero definibile a norma dell’articolo 444 c.p.p. nonché in tutti i casi in cui per l’illecito amministrativo è prevista la sola sanzione pecuniaria». A parere dei giudici di legittimità, tale dettato è chiaro nel delineare che i presupposti normativi non debbano sussistere congiuntamente, poiché è «evidente come i medesimi siano alternativi e non già cumulativi».

L’applicazione della sanzione su richiesta, dunque, dev'essere concessa sia quando il giudizio nei confronti dell’imputato persona fisica è terminato con sentenza di patteggiamento o comunque definibile a norma del Codice di Procedura Penale, sia quando per l’illecito amministrativo è prevista la sola sanzione pecuniaria.

Neppure la sanzione interdittiva in via temporanea – precisa la Cassazione – è ostativa ai fini del patteggiamento degli enti: tanto che la riduzione di pena di cui all’articolo 444 c.p.p. deve operarsi «sulla durata della sanzione interdittiva e sull’ammontare della sanzione pecuniaria».

L’istanza deve essere quindi parametrata e valutata dal giudice di merito riguardo ai soli reati presupposto "231”, non potendo considerarsi la gravità di altri delitti contestati alle persone fisiche, né alle persone giuridiche imputate nel medesimo processo.

Nel caso in esame, le società avevano richiesto il patteggiamento «in relazione agli illeciti amministrativi dipendenti da reato di cui agli artt. 24-ter, comma 2, 25, 25-undecies, comma 2 (…), 25-septies, D.Lgs. n. 231 del 2001»: nel rigettare la richiesta, tuttavia, la Corte di Assise avrebbe erroneamente richiamato il delitto ex articolo 439 del Codice Penale ("Avvelenamento di acque o di sostanze alimentari”), la cui pena sarebbe stata tale da giustificare il rifiuto della domanda di patteggiamento da parte degli enti.

E considerare ai fini di tale valutazione un reato assente dal catalogo "231” concretizzerebbe, secondo la Suprema Corte,  una violazione del principio di legalità.

Questo sito utilizza la tecnologia 'cookies' per favorire la consultazione dei contenuti e l'erogazione dei servizi proposti dall'Associazione AODV231.
Per prestare il consenso all'uso dei cookies su questo sito cliccare il bottone "OK".
Ti invitiamo a leggere la nostra policy.


Info Esci OK