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11 Maggio 2018

L’approvazione dei bilanci e le false comunicazioni sociali

 

In concomitanza con l’approvazione dei bilanci, tornano di attualità le problematiche relative ai reati di false comunicazioni sociali, previsti per le società non quotate e per quelle quotate rispettivamente dagli articoli 2621 e 2622 del Codice Civile. Articoli che, peraltro, nel corso degli ultimi anni hanno subìto diverse modifiche (talvolta contraddittorie).

Come precisato dalla sentenza 22474/2016 della Cassazione a Sezioni Unite, possono configurarsi tre principali ipotesi di falso:

- «oggettivo», per l’esposizione non veritiera o la mancata esposizione di valori numerici certi;

- «valutativo», se l’esposizione non veritiera o mancante riguarda elementi che necessitano, appunto, una previa valutazione;

- «qualitativo», quando la falsità legata alla qualificazione delle poste di bilancio può alterare la percezione dei lettori circa la situazione economica, finanziaria o patrimoniale della società.

In considerazione del fatto che le false comunicazioni sociali potrebbero integrare la commissione di reati tributari, anche la Guardia di Finanza – nel proprio manuale operativo sul contrasto all’evasione fiscale – si è soffermata di recente su tali ipotesi delittuose.

La GdF sottolinea che, se le false comunicazioni sociali sono state poste in essere per un’esclusiva finalità "tributaria”, si configura la sola frode fiscale; mentre se non sussiste il fine di consentire a terzi l’evasione, si configura unicamente il reato societario.

Tali delitti – si ricorda – possono inoltre fondare la responsabilità amministrativa degli enti, in considerazione del richiamo operato dall’articolo 25-ter del D.Lgs. 231/2001.


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