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8 Giugno 2018

Il giudice deve motivare la responsabilità dell'ente, anche quando dichiara prescritto il reato presupposto

 

La Corte di Cassazione (sentenza 22468/2018 depositata lo scorso 21 maggio) si è espressa in merito all'accertamento autonomo della responsabilità di una società, imputata in un processo penale insieme alla persona fisica autrice del reato e la cui posizione era stata tuttavia definita per intervenuta prescrizione.

L'ente era stato infatti chiamato a giudizio con il proprio legale rappresentante, per le lesioni colpose gravissime cagionate ad un lavoratore che era precipitato da un’altezza di oltre sei metri, con violazione della disciplina antinfortunistica.

Il Tribunale aveva condannato in primo grado entrambi i soggetti (persona giuridica e fisica). Mentre la Corte d’Appello aveva poi confermato la condanna per l'ente, dichiarando invece prescritto il reato a carico del legale rappresentante.

Nel ricorrere in Cassazione, la società ha lamentato l’omesso accertamento della sussistenza dell’illecito amministrativo, poiché – oltre a dichiarare la prescrizione dell’imputato-persona fisica – la Corte d'Appello «si sarebbe limitata a confermare la condanna dell'ente» ex D.Lgs. 231/2001, «senza, tuttavia, spiegare la sussistenza di tutti gli elementi costitutivi del reato colposo presupposto».

La tesi difensiva è stata dunque accolta, perché – come precisato dagli Ermellini – «in tema di responsabilità degli enti, in presenza di una declaratoria di prescrizione del reato presupposto, il giudice, ai sensi dell’art. 8, comma prima, lett. b) D.Lgs. n. 231 del 2001, deve procedere all’accertamento autonomo della responsabilità amministrativa della persona giuridica nel cui interesse e nel cui vantaggio l’illecito fu commesso che, però, non può prescindere da una verifica, quantomeno incidentale, della sussistenza del fatto di reato».

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