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10 Agosto 2018

Salute e sicurezza: le certificazioni non sostituiscono le lacune del DVR

 

Con la sentenza n. 34311/2018 del 20 luglio scorso, la Cassazione ha rigettato i ricorsi di un datore di lavoro e di un RSPP, imputati per omicidio colposo ai danni di un operaio, deceduto all’interno di un impianto durante lo svolgimento della propria attività lavorativa.


Nel corso del procedimento sono infatti emersi profili di colpa in capo ad entrambi, derivanti da violazioni della normativa antinfortunistica di cui al D.Lgs. 81/2008, dato che gli stessi avevano consentito che il lavoratore svolgesse ordinaria manutenzione su di un macchinario, senza che fosse stato redatto un DVR relativo ai fattori di rischio connessi a dette operazioni.

 

In particolare, il documento di valutazione dei rischi non comprendeva quelli della specifica mansione e, dunque, nulla dettava in termini di misure di sicurezza necessarie, né, tantomeno, prevedeva un periodico controllo sull’impianto. Per tali motivi, i giudici hanno ritenuto tale DVR «un documento palesemente e incontestatamente lacunoso».

 

Punto centrale delle difese è stato quello di evidenziare come le certificazioni relative al sistema di qualità, ottenute dalla società, fossero parte integrante e complementare del DVR, colmandone le mancanze.

 

La Cassazione ha tuttavia confermato quanto stabilito dai giudici di merito: alle lacune del DVR non possono supplire le certificazioni, in quanto queste sono «volte ad una finalità diversa, quella cioè di garantire la realizzazione del prodotto nel rispetto degli standard di qualità e sicurezza, in favore dei clienti». Il manuale del sistema qualità, pertanto, non può essere considerato integrativo del DVR.

 

La Suprema Corte, a seguito di una ricognizione delle posizioni di garanzia degli imputati, ha quindi confermato la sentenza d’Appello, sottolineando come il datore di lavoro sia tenuto a redigere e sottoporre a periodico aggiornamento il DVR, all’interno del quale deve indicare le misure precauzionali ed i dispositivi di protezione adottati per tutelare la salute e la sicurezza dei lavoratori. Il RSPP ha poi l’obbligo di collaborare con il datore di lavoro nell’individuazione dei rischi connessi all’attività lavorativa: in relazione a tale suo compito, egli «può essere chiamato a rispondere, quale garante, degli eventi che si verifichino in conseguenza della violazione dei suoi doveri».

 

Nel caso di specie non è stata contestata la responsabilità amministrativa della società ai sensi del D.Lgs. 231/2001.


 

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