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27 Novembre 2018

Al Senato il DDL Anticorruzione

 

Il DDL Anticorruzione, presentato dal Governo il 24 settembre, ha ricevuto la scorsa settimana il via libera della Camera dei Deputati: con 288 voti favorevoli, 143 contrari e 12 astenuti il testo passerà ora all’esame del Senato. Numerose le novità, alcune già commentate dall’AODV231, tra cui la riforma del regime di prescrizione.


Allo stato attuale il Disegno di Legge è composto da 15 articoli: i primi otto dedicati specificatamente alle misure per il contrasto dei reati contro la P.A., nonché in materia di prescrizione dei reati; i successivi relativi alle misure in materia di trasparenza dei partiti e movimenti politici.


La molteplicità delle modifiche previste nell’articolato normativo impone una ricostruzione evidenziando le più rilevanti.

Tra queste:


- abolizione della richiesta del Ministro della Giustizia e della denuncia della persona offesa per il perseguimento di reati di corruzione e di altri delitti contro la Pubblica Amministrazione commessi all'estero da un cittadino italiano o straniero presente sul territorio nazionale;


- ampliamento del catalogo dei reati commessi a vantaggio di un'attività imprenditoriale alla cui condanna consegua l'incapacità di contrattare con la P.A.. Ai reati già previsti dall'articolo 32-quater c.p. si aggiungono dunque il peculato, escluso quello d'uso (articolo 314, primo comma); la corruzione in atti giudiziari (articolo 319-ter); il traffico di influenze illecite (articolo 346-bis), il delitto di attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti (articoli 452-quaterdecies del codice penale);


- ampliamento del catalogo dei reati alla cui condanna consegue la pena accessoria dell'interdizione dai pubblici uffici;


- aumento della durata della misura accessoria temporanea in caso di condanna alla reclusione per un tempo inferiore a 2 anni, da un minimo di 5 ad un massimo di 7 anni;


- inasprimento delle pene previste a carico del pubblico ufficiale per il reato di corruzione per l'esercizio della funzione (corruzione impropria): si passa dagli attuali "da uno a sei anni” a "dai tre agli otto anni”;


- aggiunto al codice penale l'articolo 322-ter.1, con cui è stabilito che i beni diversi dal denaro e dalle disponibilità finanziarie, oggetto di sequestro nell'ambito dei procedimenti penali relativi ai delitti contro la pubblica amministrazione compresi tra gli articoli 314 e 320 del codice penale, possono essere affidati dall'autorità giudiziaria in custodia giudiziale, nonché agli organi di polizia giudiziaria che ne facciano richiesta per le proprie esigenze operative;

 

- inserito il nuovo articolo 323-ter c.p., che stabilisce una causa speciale di non punibilità per alcuni delitti contro la P.A., in presenza di condotta collaborativa (ovvero chi denuncia volontariamente, fornisce indicazioni utili per assicurare la prova del reato o fornisce indicazioni utili per individuare gli altri responsabili) prima di ricevere la notizia che nei suoi confronti siano svolte indagini in relazione a tali fatti e, comunque, entro 4 mesi dalla commissione del fatto stesso;

 

- il corso della prescrizione è sospeso dalla data di pronuncia della sentenza di primo grado (sia di condanna che di assoluzione) o dal decreto di condanna fino alla data di esecutività della sentenza che definisce il giudizio o alla data di irrevocabilità del citato decreto. La data di entrata in vigore della riforma della prescrizione è stabilita al 1° gennaio 2020;

 

- consentite le intercettazioni mediante l'uso dei captatori informatici (cc.dd. trojan) su dispositivi elettronici portatili nei procedimenti per delitti contro la P.A. puniti con la pena della reclusione non inferiore nel massimo a cinque anni. Inserita in tal senso nel codice di procedura penale la deroga alla regola generale che prevede l’onere del GIP di indicare le circostanze di tempo e di luogo, anche indirettamente determinati, in relazione ai quali è consentita l'attivazione del microfono.

 

Il DDL coinvolgerebbe anche la materia della responsabilità degli enti, con specifico riguardo agli artt. 25 e 51 del D.Lgs. 231/2001.

 

In relazione al primo sarebbe previsto l’inserimento del delitto di traffico di influenze illecite nel "catalogo reati 231” a cui legare la sanzione pecuniaria fino a 200 quote. Rivista anche la durata delle sanzioni interdittive dell’art. 25, oggi previste per un arco temporale "non inferiore ad un anno”, applicabili dai 4 ai 7 anni in caso di commissione del reato da parte di un soggetto apicale (art. 6 del Decreto) o dai 2 ai 4 anni per la commissione del reato da parte di un sottoposto (art. 7 del Decreto).  

Aggiunto, al medesimo articolo, il comma 5-bis che stabilisce una minore durata delle sanzioni interdittive (non inferiore a tre mesi e non superiore a due anni) quando, prima della sentenza di primo grado, l'ente si sia adoperato per evitare ulteriori conseguenze del reato ed abbia collaborato con l'autorità giudiziaria per assicurare le prove dell'illecito, per individuarne i responsabili e abbia attuato modelli organizzativi idonei a prevenite nuovi illeciti e ad evitare le carenze organizzative che li hanno determinati.

Introdotta infine, all'articolo 51 del D.Lgs. 231/2001, la previsione secondo cui il giudice, nel disporre le misure cautelari, non ne possa determinare l’applicazione in misura superiore a un anno e se applicata dopo la sentenza di primo grado di un anno e quattro mesi.

AODV231 proseguirà nel monitoraggio dell’iter parlamentare.


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