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6 Febbraio 2019

Reati tributari e responsabilità dell’ente

 

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 58436/2018, si è nuovamente soffermata sul tema della confisca all’ente di somme di denaro per un reato tributario contestato alla persona fisica che amministrava la società.

Quest’ultima subiva in primo grado il sequestro di denaro e di immobili, pur non ricevendo la contestazione ai sensi del D.Lgs. 231/2001, stante l'estraneità dei reati fiscali rispetto al relativo catalogo.

La Corte d’Appello ha successivamente disposto il dissequestro e la restituzione dei beni immobili, mantenendo il vincolo solo sui conti correnti intestati all’ente e riqualificando il provvedimento da confisca per equivalente a confisca diretta (in quanto relativa a denaro). Mentre la confisca diretta è limitata esclusivamente all’effettivo provento di reato, quella per equivalente gode di una maggiore estensione, potendo ricomprendere utilità e beni che si trovano nella disponibilità del soggetto condannato per un valore corrispondente al prezzo, al prodotto o al profitto del delitto.

La Cassazione ha dunque confermato l’interpretazione dei giudici di seconde cure, specificando che non è possibile applicare una confisca per equivalente nei confronti dei beni della società (da qui il dissequestro degli immobili), proprio "perché il D.Lgs. 231/2001 non contempla(va) i reati tributari tra quelli idonei a fondare la responsabilità dell’ente”.

Al contrario, tale preclusione non opera in caso di confisca diretta avente a oggetto somme liquide, seppur appartenenti all’ente: nel richiamare il precedente delle Sezioni Unite (n. 10561/14), gli Ermellini hanno affermato che "la confisca del denaro, in quanto diretta sul profitto, non trova ostacoli nel D.Lgs. 231/2001”.

È sempre possibile, pertanto, la confisca del denaro appartenente alla società qualora costituisca profitto del reato (ad esempio fiscale) commesso dalla persona fisica.

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