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8 Marzo 2019

La Consulta su privacy e trasparenza

 

Con la recente sentenza n. 20/2019, la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittimo l’art. 14, comma 1-bis del D.Lgs. n. 33/2013 nella parte in cui prevede l'obbligo di pubblicare on line, oltre ai compensi connessi all’esercizio della funzione, anche i dati patrimoniali di tutti i dirigenti pubblici.

Secondo il Giudice delle Leggi la norma, realizzando un irragionevole bilanciamento tra riservatezza e trasparenza, viola anzitutto l’art. 3 della Costituzione poiché non distingue in relazione al grado di potere decisionale di ciascuna carica: la pubblicazione delle informazioni patrimoniali invece si giustifica soltanto per gli incarichi politici. Questo allo scopo di mantenere saldo il rapporto di fiducia coi cittadini.

Peraltro un'indiscriminata trasparenza, potrebbe frustrare la finalità stessa della norma in questione.

La pubblicazione di una massiccia mole di dati, potrebbe infatti rendere ardua l'individuazione di irregolarità e corruzione, generando una "opacità per confusione”.

Proprio per evitare tale rischio - ricordano i giudici - l’A.N.AC. stessa ha suggerito una modifica che realizzi una graduazione degli obblighi di pubblicazione proprio in relazione al ruolo ricoperto.

Sproporzionate rispetto alla tutela della privacy risultano inoltre le modalità di ostensione prescelte le quali, anche in ragione della indicizzabilità, consentono un "reperimento casuale di dati personali, stimolando altresì forme di ricerca ispirate unicamente dall’esigenza di soddisfare mere curiosità”.

In conseguenza della declaratoria di incostituzionalità, spetta ora al Legislatore ridisegnare il contesto normativo, intervento sulla platea dei destinatari degli obblighi di trasparenza e sulle modalità di attuazione, nel rispetto del principio di proporzionalità.


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