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15 Aprile 2019

Legge n. 3/2019 al vaglio della Consulta

 

Sono state sollevate, a distanza di pochi giorni, tre questioni di costituzionalità sull’articolo 1, comma 6 lett. b), della Legge n. 3/2019 nella parte in cui estende ai reati corruttivi un regime penitenziario di maggior rigore senza prevedere una disciplina transitoria per i fatti commessi prima della novella.

In relazione a questi delitti il Legislatore ha infatti previsto l'obbligo, per il P.M., di disporre la carcerazione immediata, eliminando la possibilità di richiedere prima una misura alternativa alla detenzione. Tale modifica, tuttavia, riguarda sia coloro che hanno compiuto il reato e riportato condanna dopo l'entrata in vigore della nuova Legge, sia chi ha commesso il delitto in precedenza ma deve oggi scontare la pena.

Muovendo da tale presupposto, le tre ordinanze del Gip del Tribunale di Napoli, della Corte di Appello di Lecce e del Tribunale di Sorveglianza di Venezia hanno sollevato l'incidente di costituzionalità, confermando le perplessità di recente prospettate dalla Corte di Cassazione.

L'applicabilità della modifica normativa anche a reati precedentemente commessi, a parere dei giudici, contrasta con l’art. 117, comma 1, Cost. in relazione all’art. 7 CEDU nonché, secondo la Corte d’Appello di Lecce, con gli artt. 3 e 25, comma 2, Cost.

Ciascuna pronuncia evidenzia infatti che, mentre nell’interpretazione domestica le disposizioni relative all'esecuzione della pena, come quella in esame, sono considerate norme processuali soggette al principio tempus regit actum, nella prospettiva CEDU esse hanno natura sostanziale: in quanto tali, devono essere irretroattive qualora realizzino un effetto sfavorevole e non possono quindi applicarsi a fatti commessi prima.

Sulla questione dovrà, adesso, pronunciarsi la Corte Costituzionale.


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