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7 Giugno 2019

Ambiente: interesse e vantaggio dell’ente nell’omessa bonifica

 

Nei reati ambientali l’interesse e il vantaggio dell’ente si identifica nella massimizzazione del profitto e nel risparmio di costi derivanti dalla mancata bonifica di aree contaminate. Per procedere a sequestro preventivo di un termodistruttore è tuttavia necessario l’accertamento dell’effettivo e attuale inquinamento, tale da comportare una tangibile compromissione dell’ambiente, come ha affermato la Cassazione nella sentenza n. 25049, depositata lo scorso 5 giugno.

A causa di alcuni sversamenti di rifiuti nelle acque limitrofe, era stato contestato alla società che gestisce l’inceneritore l’illecito amministrativo di inquinamento ambientale ex art. 452 bis c.p., reato presupposto ai sensi dell’art. 25 undecies D.Lgs. 231/2001.

Era quindi disposto il sequestro preventivo del termodistruttore al fine di predisporre un progetto di risanamento dell’area.

Il Tribunale del Riesame aveva annullato il sequestro, rilevando come le misure preventive adottate dall'azienda fossero sufficienti e che i valori contaminati delle acque ben potevano ricondursi al fisiologico evolversi di sversamenti avvenuti in epoca in cui l’ente non aveva ancora in gestione l’inceneritore.

Gli Ermellini hanno confermato la decisione del Riesame sostenendo che, per ritenere sussistenti i gravi indizi, è necessario dimostrare "la comprovata estensione dell’inquinamento accertato nel 2009 ad altre aree e matrici ambientali rispetto al sito attualmente gestito” dalla società. Mancando tale dato di fatto, non possono considerarsi inefficaci le misure di messa in sicurezza poste in essere dall’azienda.


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