Compliance integrata

Le certificazioni del sistema di gestione (per la qualità, la sicurezza del lavoro, l´ambiente, eccetera) disegnano un percorso volontario e fondamentale nel quadro di una compliance integrata. Ma che deve accompagnarsi a una maggior semplificazione degli adempimenti richiesti alle aziende (soprattutto in fase di avvio dell´attività) e ad un conseguente alleggerimento delle ispezioni. 

 

È questo il punto centrale che emerge dall´ultimo Osservatorio Accredia-Censis, presentato la scorsa settimana a Roma in occasione del seminario su "Qualità, ambiente, sicurezza: la certificazione come strumento di semplificazione amministrativa”.

 

Le criticità del sistema dei controlli amministrativi (rinvii burocratici, eccesso di enti controllori, scarso coordinamento, complessità dell´iter) si traducono in un costo stimabile in un quarto delle uscite complessive delle aziende: tra esborsi, risorse dedicate all´esecuzione delle pratiche, oneri aggiuntivi attribuibili alle disfunzionalità dei pubblici uffici.

 

Snellire i controlli è dunque opportuno, anche a fronte dei vincoli imposti alla P.A. dalla spending review. Le certificazioni di sistema di gestione rispondono infatti a un complesso di norme e regole internazionali, prevedono l´intervento di un certificatore terzo e indipendente, a sua volta verificato dall´ente di accreditamento (in Italia, Accredia). Attraverso quegli attestati l´impresa offre valore aggiunto: riferito a un prodotto all´altezza degli standard richiesti dal mercato (certificazione di sistema qualità ISO 19001); relativo alla salvaguardia dell´ambiente (ISO 14001); o attinente al sistema di sicurezza e protezione dai rischi del lavoratore (OHSAS 18001). Le aziende intervistate dal Censis chiedono allora di non dover costantemente dimostrare quanto già verificato e attestato dall´ente di certificazione: non pretendono di essere esentate dai controlli, ma di esser "diversamente controllate”, considerate ad esempio in una classe di rischio minore rispetto a quelle non certificate. 

 

Gli sforzi verso una semplificazione non mancano, ma sono ancora insufficienti. Se guardiamo al versante della sicurezza, le aziende certificate OHSAS 18001 vengono ispezionate dall´Inail con minor frequenza, perché già monitorate dagli auditor degli enti di certificazione. E dimostrano d´altra parte una incidentalità inferiore: ma se le certificazioni fossero diffuse quasi totalmente – secondo il rapporto Censis-Accredia – si potrebbe arrivare a un calo di 80mila incidenti all´anno (-20%) e un risparmio massimo di 4 miliardi di euro. 

 

In campo ambientale, poi, è stato accolto il principio per cui la presenza di certificazioni riduce l´indice di rischio collegato all´attività d´impresa: anche qui, però, il compito di "sensibilizzazione” appare ancora lungo e permangono diversi ostacoli a frenare la diffusione degli strumenti volontari di politica ambientale (dagli scarsi incentivi economici agli elementi di implementazione e mantenimento).

 

La semplificazione è un obiettivo che il legislatore si è proposto più volte, spesso senza dar seguito effettivo alle intenzioni. Il DL 70/2011 (decreto sviluppo, art. 7) puntava ad esempio a «ridurre il peso della burocrazia che grava sulle imprese», ma i criteri sono rimasti sulla carta. Così come quelli dei vari richiami giunti negli ultimi quattro anni con altri provvedimenti – dal decreto Sblocca Italia al Semplifica Italia, fino allo Small business act – ai quali è mancato il successivo passaggio dei regolamenti attuativi. 

 

Ora il Governo ha dedicato al tema dei controlli sulle imprese un capitolo dell´Agenda per la semplificazione 2015-2017 (approvata dal Consiglio dei ministri il 1° dicembre scorso). Presso il Dipartimento della Funzione pubblica si è già cominciato ad analizzare quanto fatto finora e quanto manca, e la ricognizione dovrebbe terminare a giugno. L´obiettivo èridurre di almeno il 20%, entro il 2017, tempi e costi per l´avvio e l´esercizio delle attività di impresa e assicurare la certezza degli adempimenti.

 

«La semplificazione non si misura sul numero delle norme introdotte o eliminate, ma sull´effettiva riduzione dei tempi e dei costi: le norme da sole non bastano, se non cambiano la vita dei cittadini». Così è scritto nell´Agenda, il cui raggio d´azione copre cinque settori (cittadinanza digitale, impresa, edilizia, fisco, welfare e salute) e prevede un cronoprogramma che dovrebbe mettere in campo tutte le misure entro due anni (dicembre 2017).