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Il D.Lgs. 231 del 2001 a vent’anni dalla sua introduzione

Sintesi del Convegno Annuale di AODV231
Avv. Ginevra Campalani, Avv. Lorenzo Nicolò Meazza 
 


Il 16 e il 17 giugno scorsi si è svolto il Convegno dal titolo "Il D.Lgs. 231 del 2001 a vent’anni dalla sua introduzione. Esperienze applicative e prospettive di riforma della responsabilità da reato degli enti", organizzato da AODV231, dall’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e dall’Università degli Studi di Milano-Bicocca, con il patrocinio del Ministero della Giustizia e del Comune di Milano.

 

La prima sessione (16 giugno) è stata aperta dai saluti istituzionali dell’Avv. Mara Chilosi, Presidente di AODV231, la quale ha tracciato un primo bilancio sullo stato dell’arte delle prospettive di riforma della disciplina in materia di responsabilità delle persone giuridiche.

 

Il Prof. Antonio Albanese, Direttore del Dipartimento di Scienze giuridiche presso l’Università Cattolica, ha proseguito evidenziando l’assoluta importanza della legalità nell’attività d’impresa, anche sotto il profilo della maggiore competitività delle aziende concorrenti sul mercato, mentre la Prof.ssa Loredana Garlati, Direttore del Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Bicocca, si è soffermata sulla necessità di incentivare la cultura della prevenzione del rischio-reato non solo nelle grandi multinazionali, ma altresì nelle medio e piccole imprese.

 

È quindi intervenuto il Presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Milano, Avv. Vinicio Nardo, il quale ha sottolineato l’importanza della specializzazione del professionista, anche in ambito compliance, a cui ha fatto eco la Dott.ssa Marcella Caradonna, Presidente dell’Ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili di Milano, che ha evidenziato la necessità di abituare tutte le aziende, anche quelle meno strutturate, a ragionare in un’ottica di prevenzione "scientifica" del rischio.

 

Il Prof. Oliviero Mazza dell’Università Bicocca ha dunque aperto i lavori che ha presieduto, mettendo in risalto come i nodi irrisolti della responsabilità degli enti abbiano una effettiva ricaduta applicativa, non solo nei procedimenti penali, ma anche nella vita delle imprese. Oltre alle necessarie riforme legislative, il Prof. Mazza ha auspicato anche un cambio di rotta della magistratura nella valutazione - e nella valorizzazione - delle attività di compliance che le aziende pongono in essere prima della commissione del fatto di reato contestato.

 

Il Prof. Marco Saverio Spolidoro dell’Università Cattolica ha quindi esordito con l’intervento dal tema "Il sistema 231 e la corporate governance" nel quale ha tracciato la natura e la responsabilità dell’Organismo di Vigilanza, nonché i lineamenti del sistema di whistleblowing in azienda. Tutte le società, secondo la visione del Prof. Spolidoro, dovrebbero essere strutturate per intercettare e prevenire i rischi, istituendo un apposito assetto organizzativo come richiesto dall’art. 2086 c.c..

 

La Prof.ssa Paola Schwizer dell’Università degli Studi di Parma, con una relazione dal titolo "Compliance e rischio aziendale: verso nuovi paradigmi?", ha affrontato le problematiche afferenti alla responsabilità ex D.Lgs. 231/2001 da una prospettiva aziendale, sottolineando come nell’evoluzione dell’approccio al rischio, la compliance "231" abbia troppo spesso, purtroppo, rivestito un ruolo marginale. Sono stati trattati, inoltre, i nuovi fattori di pericolo conseguenti alla blockchain ed all’intelligenza artificiale.

 

A seguire, il Prof. Francesco Centonze dell’Università Cattolica ha sensibilizzato i partecipanti sulla necessità di una "remunerazione" dell'impresa per gli sforzi attuati in materia di conformità: in un'ottica di costi/benefici, difatti, la persona giuridica deve fare affidamento sull'efficacia premiale conseguente a un'organizzazione basata sulla prevenzione del rischio reato. Il Prof. Centonze ha anche analizzato le problematiche derivanti dall'ingresso dei delitti tributari tra i reati presupposto alla responsabilità degli enti, raffigurando il pericolo di un "tris in idem" in campo fiscale.

 

Ha poi preso la parola il Prof. Carlo Piergallini dell'Università degli Studi di Macerata che, intervenendo su "L’Organismo di Vigilanza nel sistema dei controlli interni", ha suggerito una riforma del Decreto volta, tra l’altro, a eliminare il requisito dell'elusione fraudolenta del Modello da parte dell’autore del reato presupposto, ora prevista dall’art. 6. Inoltre, è stato fatto cenno alla problematica della applicazione della disciplina "231" alle piccole e medie imprese e alla opportunità di individuare dei protocolli pilota in materia anticorruzione.

 

La prima sessione è stata chiusa dal Prof. Gabrio Forti dell’Università Cattolica, che ha invitato i partecipanti a riflettere su quanti reati, negli ultimi 20 anni, siano stati evitati in virtù dell’introduzione del D.Lgs. 231/2001. Il Modello, in ogni caso, non deve essere visto solo in ottica difensiva nel contesto del procedimento penale, ma altresì come utile strumento di evoluzione delle logiche aziendali: è difatti l’efficiente organizzazione dell'impresa che può portare ad evitare la commissione di illeciti.

 

La seconda giornata del Convegno annuale dell’Associazione è stata inaugurata dalla Presidente, Avv. Mara Chilosi, la quale ha portato i saluti istituzionali ed ha anticipato i temi oggetto di discussione.
 

Ha dunque preso la parola il Prof. Gianluca Varraso dell'Università Cattolica, moderatore dell'incontro, che in premessa ha ricordato come il sistema di responsabilità degli enti sia il frutto dell’eterointegrazione tra dato normativo, giurisprudenza e prassi.
 

Il primo intervento è stato del Prof. Giulio Garuti dell’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia. Lo stesso ha sottolineato le difficoltà con cui il sistema "231" è stato metabolizzato dalla magistratura, nonché alcune criticità emerse in sede applicativa. Tra queste, ha in particolare evidenziato la difficile riconduzione delle regole processuali cui è soggetto l’ente nell’alveo dei principi costituzionali che informano il procedimento nei confronti della persona fisica quale, ad esempio, il principio di non colpevolezza.
 

È dunque intervenuto il Dott. Giorgio Fidelbo, Presidente della VI Sezione Penale della Corte di Cassazione, il quale ha offerto il punto di vista della magistratura. A suo avviso, lo scopo informatore del giudizio a carico della persona giuridica deve essere il ripristino della legalità al suo interno attraverso il meccanismo del Modello e delle condotte riparatorie. Il Magistrato ha altresì auspicato che i Pubblici Ministeri compiano un maggior sforzo di precisione nella formulazione dell’imputazione a carico dell’ente, anche quando provvisoria, senza limitarsi alla mera replica dell’incolpazione a carico della persona fisica.
 

Ha preso poi la parola il Prof. Enrico Maria Mancuso dell’Università Cattolica che ha evidenziato come la giustizia dovrebbe rapportarsi all’ente in termini di riparazione non invece di deterrenza. D’altro canto, l’ente dovrebbe attivare meccanismi di investigazione interna tali da codificare le lacune che hanno portato al reato e chiarire le ragioni per cui è nata una contestazione.

Sul punto ha offerto gli esempi che provengono in tal senso dall’esperienza europea con particolare riferimento a quella inglese, francese e tedesca. Auspicabili sono anche riforme di tipo deflativo quali, ad esempio, l’istituzione di forme di non punibilità per lievità del fatto e simili.
 

Si è dunque aperta la tavola rotonda moderata dall’Avv. Elisabetta Rubini, la quale ha tracciato le possibili linee di riforma del Decreto 231. La Professionista ha in particolare ricordato la proposta di Linee Guida che, laddove seguite correttamente dall’ente, impongano al giudice un obbligo di motivazione rafforzata qualora intenda formulare un giudizio di inidoneità del Modello organizzativo.
 

Alla tavola hanno altresì partecipato l’Avv. Margherita Bianchini, Direttrice dell’Area Diritto Societario di Assonime, il Prof. Massimo Ceresa-Gastaldo, Professore di Procedura Penale all’Università Bocconi ed il Dott. Livio Lazzarino, Responsabile della compliance in Unicredit.
 

Ha avviato la discussione il Prof. Ceresa-Gastaldo, evidenziando come l’impianto "231" non abbia realizzato lo scopo per cui è stato introdotto nell’ordinamento. Nell’ottica del legislatore del 2001 non si poteva infatti prescindere dalla giurisdizione penale nei confronti dell’ente, sia in ragione della potenza dei mezzi investigativi sua propria sia, specularmente, per l’alto livello di garantismo. Tuttavia, le garanzie del processo penale sono state vistosamente derogate nel caso della persona giuridica, così come sono state spesso disattese le esigenze di attendibilità dell'accertamento in fatto, connesse alla giurisdizione penale. A suo avviso, la ragione del fallimento del sistema è da ricondursi alla diffusa disapplicazione da parte della magistratura inquirente delle iscrizioni di cui all'art. 55 del Decreto che si traduce in un grave problema di ineffettività della normativa.
 

È poi intervenuta Margherita Bianchini, Direttrice dell’Area Diritto Societario di Assonime, che ha valorizzato la spinta verso un approccio costruttivo nei confronti della compliance data dalla 231. Nei 20 anni di sua applicazione le aziende hanno infatti informato i propri comportamenti in ottica di risk valuation e risk prevention, ciò che ha rivoluzionato l'approccio alla conformità da parte del mondo imprenditoriale. L'Avv. Bianchini ha infine suggerito una semplificazione delle Linee Guide offerte dalle Associazioni di categoria e un mutamento di metodo con previsione di protocolli tipo e cautele ritagliate sulle singole fattispecie di reato.
 

È infine intervenuto il Dott. Livio Lazzarino di Unicredit il quale ha portato la propria testimonianza aziendale, valorizzando il momento di confronto tra azienda e professionisti esterni sui temi della compliance. Ha altresì evidenziato come in seno all'azienda vi sia un costante aggiornamento del Modello, che risulta così strumento vissuto e non solo ostentato. Ha inoltre illustrato l'esperienza a livello di gruppo. Ha poi concluso ricordando come la norma necessiti di essere rivista: non nel senso di una ulteriore estensione dei reati presupposto ma in termini di chiarimento, a livello normativo, di determinati aspetti incerti e problematici quali, ad esempio, i casi di risalita della responsabilità dalla controllata alla controllante.
 

In coda all’evento si è tenuta l’Assemblea dei Soci di AODV231.





 

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