Stati Uniti, ipotesi di clemenza per le imprese che autodenunciano episodi di corruzione
Il Dipartimento di Giustizia statunitense (DOJ) starebbe considerando l´adozione di una nuova politica interna, per concedere piena clemenza alle imprese che rivelano volontariamente le violazioni del Foreign Corrupt Pratices Act (FCPA) e collaborano alle indagini.
Ad una settimana di distanza dall´introduzione della nuova figura del Compliance Counsel, chiamata a vigilare sull´effettività dei "compliance programs” adottati dalle imprese, il DOJ continua dunque ad approfondire il tema dell´anticorruzione e mette in cantiere un´altra iniziativa. Come riporta il Washington Post, la procedura in fase di elaborazione raccomanda caldamente ai Procuratori di non elevare accuse penali a carico di quelle società che cooperano fattivamente con il Governo nel perseguire gli illeciti maturati al loro interno.
Se alcuni esperti osservano che tale atteggiamento sarebbe già una prassi consolidata in seno al Dipartimento, ad avviso dei più si rende invece necessario un testo scritto che formalizzi i benefici del self reporting. Lo FCPA, infatti, a differenza della "nostra” 231, non lascia scampo alle aziende coinvolte in episodi di corruzione, consentendo loro - in caso abbiano adottato Modelli per la prevenzione di tali reati - di invocare soltanto una diminuzione della pena.
La nuova politica del DOJ, pertanto, pur non costituendo un vero e proprio intervento normativo, rappresenterebbe un passo in avanti verso il riconoscimento di una scriminante totale dalla responsabilità per quelle imprese che si espongono attivamente, contrastando in concreto la corruttela.

