ThyssenKrupp

Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione, nella serata del 24 aprile u.s., si sono pronunciate sul disastro avvenuto nel 2007 all´interno dello stabilimento torinese.

 

Il primo grado si era concluso con la condanna, per cinque imputati, a titolo di omicidio e incendio colposo mentre l´amministratore delegato era stato condannato per omicidio volontario, con dolo eventuale.

 

Proprio in forza della diversa qualificazione soggettiva, il ricorso era giunto alle SS.UU. che avrebbero dovuto chiarire la linea di confine tra i concetti di colpa cosciente e dolo eventuale.

 

La Corte di Cassazione, facendo seguito alla sentenza del 24 aprile e tramite il proprio sito internet, ha comunicato che "in ossequio al principio di colpevolezzala linea di confine tra dolo eventuale e colpa cosciente va individuata considerando e valorizzando la diversa natura dei rimproveri giuridiciche fondano la attribuzione soggettiva del fatto di reato nelle due fattispecie”.

 

Corollario di ciò è che la colpa cosciente rappresenta il malgoverno del rischio e lamancata adozione delle opportune cautele che portano a rimproverare al soggetto la sua inadeguatezzarispetto al dovere precauzionale. Pertanto, così intesa, nella colpa "manca la direzione della volontà verso l´evento, anche quando è prevista la possibilità che esso si compia (colpa cosciente)”.


Il dolo, all´opposto, anche nella sua forma più lieve (dolo eventuale) presuppone che il soggetto "prevede chiaramente la concreta, significativa possibilità di verificazione dell´evento e, ciò nonostante, si determina ad agire,aderendo a esso, per il caso in cui si verifichi".  

 

Consequenzialmente, la sussistenza del dolo eventuale richiede, necessariamente, la verifica e la dimostrazione che il soggetto si sia confrontato proprio con l´evento che poi si è realizzato e in tal senso "è richiesto al giudice di cogliere e valutare analiticamente le caratteristiche della fattispecie, le peculiarità del fatto, lo sviluppo della condotta illecita al fine di ricostruire l´iter e l´esito del processo decisionale".

 

Nel merito della vicenda, il Supremo Collegio ha confermato le responsabilità degli ex manager, della società (ai sensi del D.Lgs. n. 231/2001) e riconosciuto i risarcimenti già definiti in appello per le vittime.

 

La sola divergenza, rispetto alla sentenza di secondo grado, è la differente interpretazione del reato di omissione di cautela erroneamente assorbito, secondo il giudice di legittimità, nella fattispecie aggravata di cui all´art. 437 c.p..

 

Il dispositivo della sentenza, di cui si attendono le motivazioni, prevede, infatti, che "la Corte d´Assise d´Appello dovrà rideterminare le pene in ordine ai reati di cui agli articoli 437, co. 1, 589, co. 1, 2, 3, 61 n. 3, 449 in relazione agli articoli 423 e 61 n. 3 c.p.; rigetta nel resto i ricorsi del P.G. e degli imputati; rigetta il ricorso della persona giuridica che condanna al pagamento delle spese processuali”. 

 

Gli atti, pertanto, saranno trasmessi ad altra sezione della Corte d´Appello di Torino per gli adempimenti del caso.


In allegato il provvedimento.