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22 Maggio 2019

Prova dell’accordo corruttivo

 

"L'accertamento giudiziale non deve incentrarsi sull’analisi dell’essenza o sull’oggetto dell’utilità (…) ma deve mettere a fuoco la relazione che lega detta prestazione all'operato del pubblico ufficiale”.

Questo il principio recentemente affermato dalla Suprema Corte, con pronuncia n. 18577/2019, in relazione al reato di corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio.

Nel caso di specie, il Tribunale del Riesame aveva individuato gravi indizi di un accordo corruttivo nell’aggiudicazione di una gara favorita, secondo l’accusa, dal P.U. in cambio del trasferimento lavorativo della moglie.

La Suprema Corte ha tuttavia ritenuto insufficiente la motivazione fornita dal Collegio a sostegno di tale tesi, non avendo il Tribunale dato conto del collegamento tra l’atto contrario ai doveri d’ufficio e l’interessamento del privato.

Infatti la nozione di utilità, che può essere lecita, "viene a colorarsi di illegalità nel momento in cui costituisca controprestazione rispetto al favore assicurato dal pubblico funzionario al privato”.


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