Iscriviti
 
19 Luglio 2019

Sequestro preventivo all’ente: non sono necessari i gravi indizi

 

La Cassazione, con la sentenza n. 31232 depositata lo scorso 16 luglio, si è pronunciata nuovamente sul tema del sequestro preventivo a carico di una società in relazione ad un illecito ambientale (argomento già affrontato di recente da AODV231).

All’ente era contestato il traffico organizzato di rifiuti ex art. 25 undecies D.Lgs. 231/2001, in relazione al reato presupposto di cui all’art. 452 quaterdecies c.p.: in tale contesto il GIP disponeva il sequestro preventivo per equivalente del profitto del reato e il Tribunale del Riesame lo confermava.

Gli Ermellini, nel decidere sul ricorso della società, lo hanno respinto, affermando che "in tema di sequestro preventivo, non è necessario valutare la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza a carico del soggetto nei cui confronti è operato il sequestro, essendo sufficiente che sussista il fumus commissi delicti, vale a dire la astratta sussumibilità in una determinata ipotesi di reato del fatto contestato (Sez. 1, n. 18491 del 30/01/2018 - dep. 27/04/2018, Armeli, Rv. 273069; Sez. 2, n. 5656 del 28/01/2014 - dep. 05/02/2014, P.M. in proc. Zagarrio, Rv. 258279), sicché il giudice può rilevare anche il difetto dell'elemento soggettivo del reato purché esso emerga ictu oculi, cioè sia di immediato rilievo”.

Per la Cassazione, pertanto, quando si tratta di sequestro preventivo a carico dell’ente, non possono essere dedotti profili relativi alla insussistenza dei gravi indizi, salvo i casi in cui gli stessi siano così evidenti da rendere illogico il provvedimento cautelare.


Questo sito utilizza la tecnologia 'cookies' per favorire la consultazione dei contenuti e l'erogazione dei servizi proposti dal sito. Per prestare il consenso all'uso dei cookies su questo sito cliccare il bottone "ACCETTO".
Leggi la cookie policy.