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6 Agosto 2019

Peculato e distrazione di fondi pubblici

 

Integra il reato di peculato, non invece l'indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato, la condotta del consigliere regionale che distrae fondi pubblici assegnati al proprio gruppo consiliare e li utilizza per finalità estranee al proprio mandato. Questo il principio espresso dalla Cassazione con la recente sentenza n. 33831/2019.

Rigettando la prospettazione difensiva, i Giudici hanno anzitutto ribadito che, ai fini del delitto di peculato, il concetto di "appropriazione" comprende anche la condotta di "distrazione", in quanto "imprimere alla cosa una destinazione diversa da quella consentita dal titolo del possesso significa esercitare su di essa poteri tipicamente proprietari e, quindi, impadronirsene”.      

Gli Ermellini hanno poi chiarito che ogni spesa relativa a fondi pubblici deve avere una propria autonoma previsione normativa ed essere sempre soggetta a controllo, anche giurisdizionale. Inoltre, l'impiego delle somme deve essere coerente con gli scopi istituzionali e rispettare i principi di uguaglianza, imparzialità, efficienza. Pertanto, si legge nella pronuncia, "sussiste il generale obbligo di giustificazione della spesa secondo le precipue finalità istituzionali.”

La difesa dell’imputato aveva infine chiesto alla Corte di sollevare una questione di legittimità sul regime penitenziario introdotto dalla L. 3/2019, come già accaduto con una precedente pronuncia (già segnalata da AODV231): la questione è stata però ritenuta irrilevante.

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