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18 Settembre 2019

Autoriciclaggio e bancarotta possono coesistere

 

Con la sentenza n. 37503 dello scorso 10 settembre la Cassazione ha sostenuto che l’attività di gestione di un’impresa può integrare i presupposti del delitto di autoriciclaggio, consentendo il sequestro dei beni a carico dell’ente ex artt. 19 e 53 D.Lgs. 231/2001 (argomento recentemente trattato da AODV231).

Nel caso di specie, agli amministratori di una società era contestata una bancarotta fraudolenta, consistente nello spoglio dei beni dell’impresa mediante la stipula di un atto di trasferimento aziendale fittizio.

L’ente beneficiario dell’accordo simulato, pertanto, veniva indagato di autoriciclaggio per aver reimpiegato i proventi dell’illecito fallimentare ed era disposto un sequestro a suo carico.

Gli Ermellini, nel decidere sul ricorso cautelare, hanno confermato il provvedimento, ritenendo infondata l’impugnazione della società, dal momento che: "la distrazione di una azienda, costituita da un complesso di beni aziendali finalizzati ad una attività imprenditoriale, impone di procedere ad una verifica che non può prescindere dalla effettività o meno della gestione della stessa. La mera distrazione dell’azienda, non seguita da alcuna ulteriore e diversa attività configura il reato presupposto. La successiva gestione della stessa, l’esercizio di una attività imprenditoriale attraverso l'azienda oggetto della distrazione, configura il reato di autoriciclaggio sub specie di impiego in attività economiche ovvero finanziarie dell'utilità di provenienza illecita”.

L’atto di trasferimento di un’azienda, qualora vi siano successivi atti gestori, può dunque integrare un’ipotesi sia di bancarotta fraudolenta (che non comporta la responsabilità 231 delle persone giuridiche) che di autoriciclaggio.


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