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4 Novembre 2019

Autoriciclaggio e distrazione non coincidono

 

Con sentenza n. 44198, depositata lo scorso 30 ottobre, la Cassazione ha ribadito che un medesimo atto distrattivo non può integrare allo stesso tempo ipotesi di bancarotta fraudolenta e quella di autoriciclaggio (tema già trattato di recente da AODV231).

 

Nel caso in esame, la Procura aveva contestato ad un imprenditore i predetti reati, per aver distratto un’azienda della società fallita, reimpiegandola nelle attività economiche di un altro ente costituito ad hoc. La contestazione colpiva anche la persona giuridica per l'illecito amministrativo richiamato dall'art. 25 octies del D.Lgs. 231/2001.

 

Sia il G.I.P. che il Tribunale del Riesame non avevano tuttavia condiviso la ricostruzione del P.M. ed avevano rigettato la richiesta di sequestro di 9 milioni di euro.

 

L’accusa ha così proposto ricorso per Cassazione, anch’esso ritenuto infondato. Gli Ermellini hanno infatti sostenuto che "la stipula di un simulato contratto d’affitto dell’azienda (…) (successivamente dichiarata fallita) in favore della (omissis), integrando l’atto distrattivo del patrimonio sociale divenuto punibile a seguito della declaratoria di fallimento (...), non integra allo stesso tempo la condotta illecita di autoriciclaggio che per la sua punibilità richiede il compimento di ulteriori atti diretti alla dissimulazione dell’oggetto materiale del reato. Al fine di evitare la doppia punibilità della medesima condotta, infatti, il legislatore, con la introduzione della fattispecie di cui all'art. 648-ter. 1 cod. pen., ha richiesto che a seguito della consumazione del delitto presupposto vengano poste in essere ulteriori condotte aventi natura decettiva”.


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