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11 Novembre 2019

L’agente provocatore nella turbativa d’asta

 

La Cassazione ha emesso una prima pronuncia sull’operatività degli agenti sotto copertura per i reati contro la Pubblica Amministrazione (la cui estensione è stata introdotta dalla Legge 9 gennaio 2019, n. 3, già trattata da AODV231).

Il Tribunale della libertà aveva confermato la misura cautelare a carico di un soggetto accusato di turbata libertà degli incanti, per aver minacciato e indotto un "infiltrato" della Guardia di Finanza a desistere da un’asta immobiliare. Il fine dell’indagato era far andare deserto l’incanto per assicurarsi un ulteriore ribasso del bene.

Secondo la difesa dell’imprenditore, "la presenza dell’agente sotto copertura o provocatore quale unico offerente indotto a desistere dalla partecipazione all'asta, ma in realtà non effettivamente interessato all'acquisto del bene, determinerebbe l'inesistenza di ogni turbativa e l’impossibilità del reato”.

La Suprema Corte ha tuttavia rigettato il ricorso dell’indagato sostenendo che "non è configurabile il reato impossibile, in presenza dell'attività di agenti 'infiltrati' o 'provocatori', quando l'azione criminosa non derivi, esclusivamente, dagli spunti e dalle sollecitazioni istigatrici di questi, ma costituisca invece (come nel caso di specie) l'effetto di autonomi stimoli ed elementi condizionanti. L'inidoneità della condotta, infatti, va valutata oggettivamente con giudizio ex ante, nel suo valore assoluto e non di relazione con la simultanea azione dell'infiltrato”.


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