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10 Gennaio 2020

Per la responsabilità 231 è indispensabile la motivazione sul reato presupposto

 

Con una recente sentenza (n. 50710/2019), la Corte di Cassazione ha ribadito che ai fini della responsabilità a carico dell'ente risulta imprescindibile la motivazione sulla sussistenza del reato presupposto.

Il caso di specie riguardava numerosi delitti di corruzione verificatisi nell'ambito di appalti indetti da alcune società a partecipazione pubblica e i relativi illeciti amministrativi ex D.Lgs. 231/2001.

La Suprema Corte ha dichiarato parzialmente fondato il ricorso di un'impresa poiché nella pronuncia di merito risultava omessa la motivazione su uno dei reati presupposto contestati: per riconoscere una responsabilità ex D.Lgs. 231/2001 in capo all'ente è infatti indispensabile che l'onere motivazionale coinvolga tutti gli illeciti presi in considerazione nel giudizio.

La pronuncia si segnala anche per aderire al tradizionale orientamento di legittimità circa la quantificazione del profitto oggetto di confisca di cui all'art. 19 del D.Lgs. 231/2001.

Questo, sottolineano i giudici, si identifica con il vantaggio economico di diretta e immediata derivazione causale dal reato presupposto: tuttavia, qualora il reato venga consumato nell'ambito di un rapporto sinallagmatico, non rientra nel profitto confiscabile "anche l'utilità eventualmente conseguita dal danneggiato in ragione dell'esecuzione da parte dell'ente delle prestazioni che il contratto gli impone".


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