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24 Marzo 2020

Intestazione fittizia e proporzione del sequestro

 

La Corte di Cassazione, con sentenza n. 9776 del 12 marzo, ha evidenziato come la fittizia intestazione di parte degli utili, derivanti dall'esecuzione di un contratto di appalto, non consente il sequestro totalitario delle quote e dei beni di una società di capitale "senza considerare l'ampiezza dell'attività di impresa esercitata (…), la consistenza economico patrimoniale della persona giuridica (…) e la portata del nesso di strumentalità tra bene e condotta criminosa ipotizzata”.

Nel caso in esame, il Tribunale del riesame ha confermato il sequestro a carico di un’impresa, il cui legale rappresentate era ritenuto responsabile di vari reati, tra cui in particolare il delitto di trasferimento fraudolento di valori, di cui all’art. 512-bis c.p. (si veda un caso analogo già affrontato da AODV231).

Gli Ermellini, oltre a considerare sproporzionato il provvedimento ablativo, lo hanno ritenuto infondato, dal momento che "ai fini dell'integrazione del reato ipotizzato, non è sufficiente l'accertamento della mera disponibilità del bene da parte di chi non ne risulti formalmente titolare, ma occorre la prova, sia pur indiziaria, della provenienza delle risorse economiche impiegate per il suo acquisto da parte del soggetto che intenda eludere l'applicazione di misure di prevenzione”.

 




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