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27 Marzo 2020

La frode informatica si consuma quando viene conseguito il profitto

 

Con la pronuncia n. 10354/2020, depositata lo scorso 16 marzo, la Suprema Corte ha fornito alcuni importanti chiarimenti in merito alla frode informatica di cui all'art. 640-ter c.p..

Gli Ermellini hanno anzitutto precisato che la fattispecie si consuma quando l'autore consegue il profitto con correlativo danno patrimoniale altrui.

La figura presenta, infatti, "la stessa struttura e quindi i medesimi elementi costitutivi della truffa, dalla quale si differenzia solamente perché l'attività fraudolenta dell'agente investe non la persona (soggetto passivo), di cui difetta l'induzione in errore bensì il sistema informatico di pertinenza della medesima".

Viene così superato il risalente orientamento giurisprudenziale secondo cui la consumazione del reato doveva fare riferimento al luogo in cui aveva sede il sistema oggetto di manipolazione da parte dell'agente.

Alla luce di ciò, la Suprema Corte ha confermato la competenza territoriale del Tribunale, che era stata contestata dalla difesa.


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