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23 Luglio 2020

Sequestro e fumus del reato presupposto

 

La mancata contestazione alla società dell’illecito di cui al D.Lgs. n. 231/2001 non prova, di per sé, l’insussistenza del reato presupposto.

E’ quanto desumibile dalla sentenza n. 20304/2020, recentemente pronunciata dalla Corte di Cassazione in relazione ad un’indagine per associazione a delinquere finalizzata alla corruzione.

Nel caso di specie l’indagata avrebbe concorso con altri imprenditori alla spartizione di alcuni appalti pubblici attraverso diversi accordi corruttivi.

Tra le argomentazioni difensive, esposte in sede cautelare, spicca la mancata contestazione dell’illecito ex D.Lgs. n. 231/2001 nei confronti della società dell’indagata, in cui sarebbero confluiti i proventi illeciti, circostanza considerata "sintomatica del non asservimento di detta società all'associazione per delinquere”.

Il ragionamento è stato tuttavia sconfessato dai giudici, che hanno valorizzato altri elementi: tra questi, il comportamento della stessa indagata che non aveva sostanzialmente contestato la struttura generale del patto corruttivo ed era solo fittiziamente separata dal coniuge (concorrente nel reato).

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