Iscriviti
 
10 Settembre 2020

Truffa aggravata per il consulente aziendale vicino ai vertici aziendali

 

Per procedere a sequestro preventivo in ipotesi di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, è sufficiente che il consulente aziendale della società accusata del reato sia in "strettissima solidarietà, sul piano materiale e morale” con l’amministratore di diritto della medesima.

Con queste motivazioni la Suprema Corte (sentenza n. 25022 del 3 settembre scorso) ha respinto il ricorso dell'indagato contro la misura cautelare reale che lo aveva colpito in quanto consulente di entrambe le aziende che avevano conseguito illecitamente i contributi pubblici.

 

Il G.I.P. aveva infatti disposto il sequestro del profitto di due episodi di truffa, nell’ambito di un procedimento sorto da segnalazioni di operazioni sospette inviate dalla Banca d’Italia, ritenendo che il soggetto in questione avesse attivamente partecipato al reato.

 

Il Tribunale del Riesame aveva confermato la misura, qualificando tuttavia il ricorrente non come mero consulente aziendale dell’ente, bensì come amministratore di fatto di una delle società che aveva posto in essere direttamente gli artifizi e raggiri.

 

La Cassazione ha considerato la qualificazione dell’indagato (consulente o amministratore di fatto) indifferente, dal momento che lo stesso non si era "limitato a svolgere mera attività di consulenza aziendale finalizzata all’ottenimento di finanziamenti ed agevolazioni pubbliche”, ma aveva dimostrato una "consapevole partecipazione ai reati di truffa” ed ha pertanto confermato la misura.


Questo sito utilizza la tecnologia 'cookies' per favorire la consultazione dei contenuti e l'erogazione dei servizi proposti dal sito. Per prestare il consenso all'uso dei cookies su questo sito cliccare il bottone "ACCETTO".
Leggi la cookie policy.