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22 Settembre 2020

Sequestro preventivo per equivalente a carico di società terze

 

La Cassazione, con sentenza n. 25448 dello scorso 9 settembre, si è soffermata su alcuni interessanti questioni relative al sequestro preventivo a carico di beni aziendali.

In una ipotesi di indebita compensazione - commessa prima dell’introduzione dell’art. 10-quater del D.Lgs. 74/2000 nel catalogo dei reati "231” (si veda AODV231) - era stato sottoposto a sequestro preventivo per equivalente il denaro appartenente a due società riferibili all’indagato e la quota di un immobile.

Con il ricorso di legittimità l’imprenditore ha chiesto la rimozione del vincolo, "sia perché non è possibile procedere al sequestro per equivalente dei beni della persona giuridica per reati tributari commessi dai suoi organi; sia perché non è configurabile, per i fatti antecedenti al 24 dicembre 2019, una responsabilità amministrativa dell'ente per reati tributari commessi dai suoi amministratori ai sensi del d.lgs. 231/2001, che non contemplava i reati tributari tra quelli per i quali è prevista la responsabilità amministrativa della persona giuridica”.

Sul punto gli Ermellini hanno invece confermato tale sequestro, in quanto le società erano meri schermi fittizi del ricorrente e, come tali, aggredibili a prescindere dalla commissione di un illecito.

Quanto all’immobile, la Cassazione ha ricordato che il vincolo cautelare preordinato alla confisca può essere apposto "su di un bene solo fino alla concorrenza del profitto del reato da sequestrare, cioè pro quota, rimanendo l'eventuale eccedenza di valore nella disponibilità dell'indagato”.

 


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