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15 Ottobre 2020

Le monete elettroniche equiparate ai prodotti di investimento

 

La Suprema Corte, nell’ambito di un procedimento per riciclaggio e abusivismo finanziario, ha stabilito che le criptovalute non sono mezzi di pagamento, ma prodotti di investimento e, come tali, sono disciplinati dalla normativa in materia di strumenti finanziari (sentenza n. 26807 del 25 settembre scorso).

 

Nel caso in esame, un imprenditore proponeva riesame e quindi ricorso di legittimità contro il provvedimento di sequestro a suo carico di una ingente somma di denaro.

 

Tra i motivi della difesa vi era l'assunto secondo cui le cryptocurrency avrebbero sempre natura di valuta. Tale orientamento è stato disatteso, in particolar modo dal momento che "la vendita di bitcoin veniva reclamizzata come una vera e propria proposta di investimento, tanto che sul sito ove veniva pubblicizzata si davano informazioni idonee a mettere i risparmiatori in grado di valutare se aderire o meno all'iniziativa, affermando che 'chi ha scommesso in bitcoin in due anni ha guadagnato più del 97%'; trattasi pertanto di attività soggetta agli adempimenti di cui agli artt. 91 e seguenti TUFI la cui omissione integra la sussistenza del reato di cui all'art. 166 comma 1 lett. c) TUF”.

 

La Cassazione, in ogni caso, ha ritenuto sproporzionato il sequestro, trasmettendo gli atti al G.I.P. per una nuova valutazione sul punto.


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