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13 Novembre 2020

Determinatezza della contestazione dell’illecito "231"

 

La Suprema Corte (sentenza 30753 del 4 novembre) ha affrontato una interessante questione in merito alla determinatezza del capo di incolpazione nei confronti dell’ente.

Nel caso di specie, una società era stata rinviata a giudizio per l’illecito amministrativo di cui all’art. 24-bis D.Lgs. 231/2001 relativo a plurimi accessi abusivi a sistemi informatici.

Il Giudice del dibattimento aveva dichiarato la nullità del decreto che dispone il giudizio per genericità e indeterminatezza della contestazione, mancando l’indicazione dell’interesse perseguito dalla persona giuridica.

Il Pubblico Ministero riuniva quindi il procedimento a carico dell’ente e del suo legale rappresentante a quello che vedeva indagati altri concorrenti ed esercitava nuovamente l’azione penale, senza provvedere all’integrazione dell'imputazione richiesta dal Tribunale.

Il G.U.P. rigettava la nuova eccezione di nullità dell'incolpazione sempre relativa alla mancata specificazione dell’interesse della società il cui difensore, pertanto ha proposto ricorso per Cassazione, adducendo l’abnormità dell’ordinanza reiettiva.

La Cassazione ha dichiarato inammissibile l’impugnazione, sostenendo tuttavia che sarà compito del Giudice del Dibattimento stabilire se il nuovo decreto che dispone il giudizio soddisfi o meno il requisito di determinatezza di cui all’art. 61, comma 2, D.Lgs. 231/2001.


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