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17 Novembre 2020

La responsabilità penale e tributaria nelle "frodi carosello"

 

Al fine di escludere la responsabilità del contribuente nelle "frodi carosello" non basta la mancanza di dolo, bensì è opportuno che il medesimo - in questo caso società emittente fatture nei confronti di "cartiere" - non si esponga a profili di colpa, dotandosi di una adeguata procedura acquisti.

Tale considerazione può ricavarsi dai principi espressi dalla Cassazione Civile nell’ordinanza in commento (ordinanza n. 23080 del 22 ottobre scorso).

Con tale provvedimento la Suprema Corte si è pronunciata sul ricorso proposto dall’Agenzia delle Entrate avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale che aveva risolto in senso favorevole al contribuente un contenzioso tributario relativo all’emissione di fatture per operazioni soggettivamente inesistenti.

In estrema sintesi, a fronte dell’atto di accertamento elevato contro una S.r.l. responsabile, secondo gli accertatori, di aver illecitamente detratto l’IVA delle operazioni sopra descritte, sia la Commissione Provinciale, sia la Commissione Regionale avevano escluso l’illecito tributario sulla base del fatto che il Giudice penale avesse optato per la mancanza dell’elemento soggettivo del reato.

La Suprema Corte, però, ha confermato la legittimità dell’avviso di accertamento, sostenendo che "in tema di IVA, l’Amministrazione finanziaria contestando che la fatturazione attenga ad operazioni soggettivamente inesistenti, inserite nell’ambito di una frode carosello, sebbene abbia l’onere di provare, non solo l’oggettiva fittizietà del fornitore, ma anche la consapevolezza del destinatario che l'operazione si inseriva in una evasione dell'imposta, comunque la dimostrazione dell’elemento psicologico può dedursi, anche in via presuntiva, in base ad elementi oggettivi e specifici, che il contribuente era a conoscenza, o avrebbe dovuto esserlo, usando l’ordinaria diligenza in ragione della qualità professionale ricoperta, della sostanziale inesistenza del contraente fornitore".

Per tale ragione è quindi opportuno, per evitare contestazioni di natura tributaria, arginare il più possibile anche i profili di mera colpa munendosi di una procedura strutturata in materia di acquisti. Tale documento può infatti eliminare eventuali indici di una responsabilità della società che, a mente dell’ordinanza, possono essere: "la circostanza che la prestazione non sia stata effettivamente resa dal fatturante, perché sfornito della sia pur minima, dotazione personale e strumentale adeguata alla sua esecuzione (la sede sociale era all'interno di un appartamento condominiale per il [omissis], e nessuno dei due fornitori possedeva piazzali o locali di esposizione o officine di manutenzione, essenziale nella rivendita autovetture); il pagamento anticipato da parte dell’acquirente direttamente a volte al fornitore straniero, la consegna della autovettura direttamente al cessionario committente dall’esportatore straniero, il mancato pagamento dell'iva sistematicamente da parte del cedente, il prezzo vile".


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