Confindustria: il reato di autoriciclaggio va interpretato con rigore

Confindustria ha pubblicato nei giorni scorsi la circolare n. 19867, in cui affronta i temi dell´autoriciclaggio e della responsabilità ex Decreto 231, sottolineando alcune criticità legate all´applicazione della nuova fattispecie

 

Si evidenzia, in particolare, il rischio che l´art. 648-ter c.p. sia utilizzato per colpire doppiamente fatti di mero riciclaggio, o di altro reato-base, privi di una distinta offensività. 

 

Tale pericolo, cui si può ovviare solo selezionando e punendo condotte concretamente idonee ad occultare la provenienza illecita delle utilità, deve essere scongiurato - secondo Confindustria - attraverso il puntuale riscontro giudiziale della ricorrenza di tutti gli elementi costitutivi dell´autoriciclaggio. Pena la violazione del principio del ne bis in idem, ribadito anche dalla CEDU, che vieta una pluralità di giudizi, o pronunce, su di uno stesso fatto. 

 

La preoccupazione di un´eccessiva severità della risposta penale, a fronte di un´unica condotta rilevante, riguarda peraltro anche le persone giuridiche, chiamate a rispondere dell´autoriciclaggio commesso nel loro interesse, o a loro vantaggio. 

 

Sul punto, l´Associazione Industriali evidenzia che, «in relazione all´esempio del reato tributario come base dell´autoriciclaggio, si cumulerebbero le seguenti sanzioni: i) amministrativa; ii) penale per il reato-base; iii) penale per l´autoriciclaggio; iv) amministrativa ai sensi del Decreto 231, a carico dell´impresa».

 

Tutto ciò senza considerare l´impatto che l´introduzione della nuova fattispecie ha sui modelli organizzativi degli enti. Non essendo chiaro, infatti, se l´eventuale responsabilità dell´ente sia limitata ai casi in cui il reato-base rientra tra quelli presupposto di cui al Decreto 231, o se possa configurarsi anche in presenza di fattispecie diverse, si corre il rischio di «sovraccaricare il sistema di prevenzione attivato dall´impresa, vanificandone l´efficacia»

 

Per queste ragioni - conclude Confindustria - resta l´auspicio che le lacune evidenziate, potenzialmente foriere di gravi ricadute pratiche, siano risolte da un´intelligente interpretazione giurisprudenziale, coerente con i principi cardine dell´ordinamento.