L. 190/2012 e D.lgs. 231/2001
Pubblicata on-line, per una breve fase di pubblica consultazione, la direttiva di M.E.F. e A.N.AC. "Indirizzi per l´attuazione della normativa in materia di prevenzione della corruzione e di trasparenza nelle società controllate o partecipate dal Ministero dell´Economia e delle Finanze”, consultabile in allegato.
In dodici pagine, il Tesoro e l´Authority Anticorruzione hanno così rivisto ed armonizzato il quadro normativo vigente, sostituendo integralmente alcuni contenuti dell´attuale Piano Nazionale Anticorruzione (PNA) ed introducendo diversi elementi di novità. Fra questi: l´analisi dei rischi e delle aree o attività più esposte al pericolo di corruzione; la valutazione del sistema dei controlli in funzione di un eventuale adeguamento; l´adozione di un codice di comportamento; la creazione di "un programma triennale di trasparenza” e di misure organizzative che assicurino l´inconferibilità e incompatibilità per amministratori e dirigenti; la necessaria rotazione degli incarichi e la tutela dei whistleblowers.
Giunge pertanto al termine l´attività del Tavolo di lavoro istituito dalle due Autorità nel dicembre scorso, la cui attività era pure stata rammentata dal Presidente Cantone nell´intervista resa al sito AODV231 e che mirava a rafforzare i meccanismi di prevenzione della corruzione e di garanzia di trasparenza delle società controllate dal Tesoro, nonché a formulare un indirizzo comune per sciogliere i dubbi interpretativi sulla disciplina vigente (vedi comunicato stampa A.N.AC.).
Più in specifico, il documento mira a promuovere ogni opportuna attività di prevenzione e contrasto della corruzione nell´ambito di società ed enti di diritto privato controllati e partecipati dal Ministero dell´Economia e delle Finanze. La ratio sottesa alla legge n. 190 del 2012 appare, infatti, quella di estendere le misure di prevenzione della corruzione ed i relativi strumenti di programmazione, a soggetti che, indipendentemente dalla natura giuridica, sono controllati dalle amministrazioni pubbliche, gestiscono denaro della collettività, svolgono funzioni o attività di pubblico interesse e, pertanto, sono esposte ai medesimi rischi cui sono sottoposte le amministrazioni alle quali sono in diverso modo collegate.
Per tale ragione, è previsto che la direttiva si applichi anche agli enti pubblici economici ed alle "società atipiche”, quali le fondazioni. D´altro canto, per gli enti quotati, A.N.AC. e CONSOB hanno già designato un tavolo tecnico volto ad individuare gli adattamenti applicativi della normativa di riferimento, alla luce della peculiarità proprie di tale tipo di società, i cui esiti saranno oggetto di successiva direttiva.
Le linee guida, dunque, intendono orientare gli enti tenuti al loro rispetto nella corretta applicazione delle disciplina di cui alla legge 190/2012 e definiscono, altresì, le implicazioni che ne derivano in termini organizzativi.
Quanto poi al "Sistema 231”, la Direttiva precisa che i soggetti destinatari, ancorché muniti di Modello ex Decreto 231 debbano "adottare comunque misure idonee a prevenire gli altri fenomeni di corruzione e illegalità, alla luce delle previsioni contenute nella legge n. 190 del 2012”.
Difatti, il Modello di organizzazione, gestione e controllo ed il piano di prevenzione della corruzione ex Legge 190, nonostante l´analogia di fondo, presentano differenze significative. In particolare, quanto alla tipologia dei reati da prevenire, "il decreto 231 ha riguardo ai reati commessi nell´interesse o a vantaggio della società, o che comunque siano stati commessi anche nell´interesse di questa (art. 5), diversamente dalla legge 190 che è volta a prevenire anche reati commessi in danno della società”.
Ancora, in relazione ai fatti di corruzione, mentre il Decreto fa riferimento alle fattispecie tipiche di concussione, induzione indebita e corruzione, anche tra privati, la norma del 2012 si riferisce "ad un concetto molto più ampio di corruzione, con la conseguenza” che al responsabilità del Responsabile dirigenziale "si concretizza al verificarsi di qualsiasi delitto commesso anche in danno della società”.
Nella prospettiva sopra evidenziata, dunque, non stupisce che le indicazioni contenute nella direttiva ora in consultazione debbano essere adempiute dalle società controllate direttamente e indirettamente dal MEF, anche se dotate di un Modello di prevenzione ai sensi del D.lgs. n. 231 del 2001. Tali misure, infatti, che devono fare riferimento a tutte le attività svolte dalle controllate, "costituiscono il «piano di prevenzione della corruzione della società», al quale deve essere data adeguata pubblicità, sia all´interno (...), sia all´esterno, con la pubblicazione sul sito web della società.”

