Protezione dei dati on line, nuove norme in arrivo
Il Consiglio europeo "Giustizia” ha adottato lunedì 15 giugno un orientamento generale sulla proposta di regolamento in materia di privacy, presentata dalla Commissione per rivedere la normativa comunitaria del 1995.
L´obiettivo è di arrivare ad un accordo definitivo entro il 2015, al fine di garantire un rafforzamento dei diritti della privacy on line e stimolare l´economia digitale europea. Il progresso tecnologico e la globalizzazione hanno infatti mutato radicalmente le modalità di raccolta e utilizzo dei dati personali. Per giunta, gli Stati membri hanno finora attuato la disciplina del 1995 in modo disomogeneo.
Una legge uguale per tutti intende quindi porre fine all´attuale frammentazione e al peso degli oneri amministrativi, promettendo alle imprese risparmi per circa 2,3 miliardi di euro l´anno. L´iniziativa contribuirà inoltre a rafforzare la fiducia dei consumatori nei servizi on line, promuovendo la crescita economica, la creazione di posti di lavoro e l´innovazione in Europa.
Rientrano nel pacchetto di riforma una comunicazione strategica della Commissione e due proposte legislative: un regolamento, che istituisce un quadro generale dell´Unione per la protezione dei dati; e una direttiva sulla protezione delle persone fisiche, con riguardo al trattamento dei dati a fini di prevenzione, indagine, accertamento o perseguimento dei reati, e nell´ambito delle connesse attività giudiziarie.
Quanto all´orientamento generale del Consiglio, l´accordo investe i seguenti punti:
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"Un unico continente, un´unica normativa”. Sarà varato un corpus unico di norme valido per tutta l´Unione. Saranno aboliti gli oneri amministrativi inutili, come le prescrizioni in materia di comunicazione a carico delle imprese.
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"Diritti più numerosi e rafforzati” - Sarà potenziato il diritto all´oblio che permetterà di gestire meglio i rischi connessi alla protezione on line: chiunque potrà cancellare i propri dati se non sussistono motivi legittimi per mantenerli.
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"Sul suolo europeo, norme europee” - Le norme UE si applicheranno anche ai dati personali trattati da imprese extraeuropee, attive sul mercato unico, che offrono servizi ai cittadini dell´Unione.
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"Più poteri alle autorità nazionali indipendenti di protezione dei dati”. Le autorità saranno potenziate in modo da applicare meglio le norme UE nei rispettivi Paesi. Potranno ad esempio comminare sanzioni pecuniarie alle imprese che violano il diritto dell´Unione: somme fino a un milione di euro o pari persino al 2% del fatturato mondiale annuo.
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"Sportello unico”. Le norme istituiranno un unico sportello che faciliterà e renderà meno costoso per le imprese operare in tutta l´UE. I cittadini dovranno interagire solo con l´autorità nazionale del proprio Paese, nella propria lingua, anche se i dati personali che li riguardano sono trattati altrove.
La prima riunione tra Parlamento europeo, Consiglio e Commissione è fissata per il 24 giugno. Le tre istituzioni concorderanno una tabella di marcia per giungere alla finalizzazione della riforma entro il 2015.
Nonostante gli illeciti prescritti dal Codice della privacy non abbiano ad oggi autonoma rilevanza "231” (essendo fallito il tentativo operato in questo senso con il decreto legge 93/2013), la protezione dei dati - anche on line- è materia che interessa tale ambito e, in particolare, l´organismo di vigilanza deputato al controllo sul Modello.
In passato, infatti, il Garante della Privacy ha sollecitato il Parlamento ad intervenire con una normativa che chiarisse i termini di gestione dei dati personali, ottenuti attraverso le segnalazioni di presunte infrazioni ai modelli organizzativi e - in generale - alla governance aziendale.
L´Authority chiedeva di definire con chiarezza e univocitàchi possa essere oggetto di segnalazione, per quali fattispecie, e se siano ammissibili comunicazioni anonime.
La regolamentazione di tali aspetti avrebbe, a ben vedere, un impatto rilevante sull´attività dell´OdV, sia nella gestione delle segnalazioni ricevute, sia nella definizione del codice etico e del modello organizzativo aziendale.
Se anche la riforma europea non intervenisse su questi temi, il suo recepimento da parte del legislatore italiano potrebbe essere la giusta occasione per risolvere le incertezze evidenziate dal Garante.

