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9 Agosto 2019

Inquinamento ambientale e responsabilità “231”

 

Per la Cassazione l’estrazione di materiali in parti del territorio non oggetto di autorizzazioni amministrative, con conseguente compromissione dell’ambiente per aver provocato frane, integra il delitto di cui all’art. 452 bis c.p., presupposto della responsabilità "231”, ed altresì la fattispecie di cui all’art. 426 c.p. ("Inondazione, frana o valanga”, non compresa nel catalogo di cui al Decreto).

Così la Cassazione, con la sentenza n. 35636/2019 depositata lo scorso 5 agosto, ha confermato il sequestro preventivo di un’azienda funzionale all’esercizio dell’attività di cava (di recente, su tema analogo) a carico dell’ente proprietario.

A conferma dell’assunto, i Giudici hanno tratteggiato gli elementi essenziali della fattispecie di inquinamento ambientale, evidenziando che è richiesta "una compromissione significativa e misurabile, di porzioni estese o significative del suolo o del sottosuolo ovvero (...) un deterioramento, del pari significativo e misurabile, di porzioni estese o significative del suolo o del sottosuolo."

Nello specifico "la compromissione si sostanzia in uno squilibrio funzionale che attiene alla relazione del bene aggredito (nella specie, il suolo o il sottosuolo) con l’uomo e ai bisogni o interessi che il bene medesimo deve soddisfare, mentre il deterioramento consiste in una riduzione della cosa (nella specie, il suolo o il sottosuolo) che ne costituisce oggetto in uno stato tale da diminuirne in modo apprezzabile, il valore o da impedirne anche parzialmente l’uso, ovvero da rendere necessaria, per il ripristino, una attività non agevole”.

Gli Ermellini hanno inoltre confermato l’abusività dell’attività estrattiva, avendo questa interessato territori non compresi nell’autorizzazione.


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