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7 Ottobre 2019

La sanzione applicata all’ente dev’essere motivata

 

La quantificazione della sanzione pecuniaria applicata alla società ai sensi dell’art. 11 del D. Lgs. 231/2001 dev’essere accompagnata da una motivazione che espliciti l’iter logico seguito.

In altre parole, dalla lettura della sentenza devono desumersi i criteri utilizzati dal giudice per determinare l’ammontare della misura (pena base ed eventuali riduzioni), non essendo sufficiente il generico riferimento alla gravità del reato o del fatto.

Queste le indicazioni provenienti da una recente pronuncia della Suprema Corte (n. 39952/2019) che, valorizzando il ruolo della motivazione, ha sottolineato come questa debba essere tanto più approfondita quanto maggiore sia il discostamento dal minimo edittale.

Difatti, "anche nell'ambito della responsabilità degli enti, valgono i principi che governano l'iter di quantificazione della sanzione da parte del giudice penale, il quale, pertanto, è tenuto ad esplicitare il percorso logico condotto per giungere all'irrogazione della sanzione finale, con motivazione che diventa tanto più stringente quanto più intenda discostarsi dal minimo edittale".

Alla luce di ciò, la Cassazione ha rinviato alla Corte d’Appello competente per la rideterminazione della sanzione.


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