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21 Gennaio 2020

Inutilizzabili le denunce anonime del segnalante

 

 

Il dipendente pubblico sottoposto a procedimento disciplinare non può conoscere l’identità di coloro che lo hanno denunciato, in virtù della tutela riconosciuta dall'ordinamento ai whistleblowers: questo il principio ribadito dalla sentenza n. 1553/2019 del TAR Campania.

Nel caso di specie, un dirigente scolastico aveva fatto richiesta di accesso agli atti nel procedimento amministrativo a suo carico (fattispecie su cui lo stesso organo si è in passato espresso).

I giudici hanno riconosciuto l’interesse concreto del ricorrente a prendere visione degli atti ma escluso il rilascio integrale della documentazione: ciò, infatti, sarebbe impedito dall’esigenza di tutelare la riservatezza del segnalante in virtù dell'art. 54-bis del D.Lgs. 165/2001.

La norma, al fine di preservare il denunciante da eventuali ritorsioni, prevede infatti che la sua identità non sia rivelata (salvo il consenso) e che la segnalazione sia sottratta alla generale disciplina in tema di accesso agli atti.

A tutela del diritto di difesa del denunciato, però, la stessa disposizione sancisce la non utilizzabilità della segnalazione nel caso in cui la contestazione sia fondata direttamente sulla denuncia anonima del segnalante, salvo il consenso a rivelare la propria identità.


 

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